Domande?

Prendendo spunto da un articolo di Jacqueline Zote passiamo in rassegna alcune domande frequenti in tema di Social Marketing.

  1. Qual è il momento migliore per pubblicare un post?

Naturalmente dipende dalla piattaforma e dal settore e, sebbene ci siano dati oggettivi basati sui fattori che possono influenzare le nostre abitudini giornaliere, ritengo che l’unico punto di partenza valido per decidere, sia l’attenta analisi delle prestazioni dei nostri post. Da questa analisi possiamo capire il come e quando.

L’emergenza  COVID-19 ha però sconvolto le nostre abitudini confermando la necessità di monitorare le prestazioni del nostro lavoro alla luce di un evento così straordinario.

2. Con quale frequenza pubblicare?

Dipende sempre dal nostro pubblico e dalle sue reazioni. Lo studio dei risultati è l’unico modo per capire e decidere cosa, quando e quanto spesso offrire al nostro pubblico.

3. Quale social è meglio utilizzare per promuovere un’attività?

Sebbene Facebook sia ancora oggi il social con il maggior numero di utenti (2 ,38 miliardi di utenti attivi mensili ) la scelta della piattaforma non è scontata. L’analisi dell’attività e soprattutto del pubblico di riferimento è fondamentale. A nulla seve avere migliaia di Follower su un social non adatto, vanificando tempo e lavoro senza ottenere i risultati sperati.

Meno follower ma veramente interessati e attivi portano a maggiori risultati economici e in termini di visibilità.

4. Come iniziare una campagna di Social Marketing?

Fare marketing richiede obiettivi chiari, un target di riferimento preciso e la possibilità di misurare sempre i risultati ottenuti. Il social marketing non fa eccezione. Più chiari e definiti sono gli obiettivi, maggiori possibilità avrete di preparare una strategia efficace. Non stiamo solo filosofeggiando: il nostro lavoro si rivolge ad un pubblico reale e definito.

Quelle che in gergo vengono definite  “Buyer Personas” sono i nostri utenti: più conosciamo i loro gusti e le loro abitudini, migliori ed efficaci saranno le nostre comunicazioni.

Questo ci porta a rispondere ad un’altra domanda…

5. Che tipo di contenuti devo postare?

L’unica regola valida è pubblicare contenuti di qualità coerenti con la nostra strategia. Questo non solo per questioni logistiche, facilitando il nostro lavoro, ma soprattutto per fornire messaggi che coinvolgano e interessino e che raggiungano i nostri obiettivi, siano essi un acquisto o il coinvolgimento del pubblico.

6. Come ottenere più pubblico?

Chi si affida alla sola sponsorizzazione per ottenere pubblico, in realtà ottiene visualizzazioni non sempre interessate. L’interazione con i post e la finalizzazione di un percoso che porta a noi l’utente, sono le metriche con cui capire se stiamo costruendo e fidelizzando il nostro target.

I post sponsorizzati aiutano la visibilità di un prodotto, la sua vendita, la raccolta di contatti mirati, ma non possono esaurire il modo con cui conivolgiamo i nostri utenti.

Contenuti mirati, tono di conversazione, strategia e impegno costante, sono l’unico modo per dar valore al nostro lavoro.

Social fai da te?

Il 47% deli americani dice che Facebook è il primo fattore che influenza i loro acquisti ( Jeff Bullas, 2014 )”

Durante tutto il lockdown, i social hanno svolto un ruolo fondamentale permettendo di essere sempre presenti e visibili per utenti e clienti. Sono risultati indispensabili per l’informazione immediata circa il cambiamento dei servizi o in merito ai nuovi protocolli comportamentali da adottare.

Ora è iniziata una nuova fase che ci pone di fronte a scenari inusuali e inaspettati. Il post covid si presenta con utenti dalle abitudini profondamente modificate. Molte realtà si stanno cimentando per la prima volta con la pubblicità social e, purtroppo, commettono due errori fondamentali:

  1. Pensare in termini tradizionali, non considerando la necessità di creare messaggi, contenuti e format appositamente pensati per il nuovo ambiente social;
  2. Non considerare le ripercussioni che il Covid ha introdotto nelle abitudini e nelle esigenze di tutti  i giorni.

Le aspettative nei confronti della pubblicità sono aumentate, ma ciò che passava prima ora non ha più effetto. La “nuova normalità”v ci trova più indifesi e spesso più sensibili. I messaggi, ora più che mai, devono risultarci empatici e coinvolgenti, rispettosi del recente passato ma carichi di positività per il nuovo futuro.

Un consiglio: nell’ottica dell’attenzione al consumo che questa crisi ci sta imponendo,  il fai da te sui social è spesso più deleterio che altro.

Pensare di riuscire a sfruttare le potenzialità offerte solo perché abituati a smanettare sui nostri profili personali, ci porterà a cocenti delusioni in termini di risultati tangibili. Investire senza poter verificare e interpretare i risultati raggiunti, in modo di lavorare per una continua ottimizzazione, è la parte più debole di un progetto social self – made.

Piccolo o grande che sia l’investimento deciso affidatevi alla consulenza di un professionista preparato ad affrontare il cambiamento in atto e pronto a creare messaggi adeguati nella forma e nel contenuto, mirati a segmenti di pubblico specifico con obiettivi chiari e misurabili.

Mai come ora, la resa della vostra pubblicità, dipende dalla capacità di interpretare e soddisfare bisogni e aspettative del cliente.

Podcast: trend in crescita

Il termine “podcast“ deriva dalla combinazione della parola inglese “broadcast“ (= trasmettere) e il nome del marchio “iPod”. Il nome si è poi radicato per questo formato, anche se si può utilizzare con moltissimi dispositivi e non solo con l’iPod. I podcast si ascoltano ora sia sul computer sia da smartphone, in streaming o scaricandoli come file audio.

Da non confondere con gli audiolibri, i podcast sono mp3 che possono essere ascoltati in modalità “on demand”, attraverso la distribuzione di aggiornamenti chiamati “feed RSS”, a cui un utente si può iscrivere.

Ci sono podcast per tutti gli interessi: racconti, corsi di lingua, chiacchiere fra appassionati di uno specifico argomento, istruzione, scienze, ecc…

Nati nel 2004, per l’Italia, “l’anno zero” è stato sicuramente il 2019. Sono 12,1 milioni le persone che ascoltano podcast: 1,8 milioni in più rispetto al 2018, con un aumento del 16%. Lo rileva un’indagine di Nielsen commissionata da Audible (società di Amazon leader nei segmenti audiolibri e podcast).

Gli heavy user (coloro che ascoltano podcast su base quotidiana) hanno per lo più tra i 18 e i 34 anni. I contenuti favoriti riguardano programmi musicali, attualità e intrattenimento; tra gli utenti tra i 18 e i 24 anni vanno parecchio anche i contenuti di approfondimento e i corsi di lingua.

Negli Stati Uniti, i podcast rappresentano per la radio quello che Netflix è diventata per la TV, con un americano su 5 che dichiara di averne ascoltato almeno uno nell’ultimo mese: oltre 67 milioni di persone, in cui il segmento 12-24 cresce più velocemente degli altri.

Al crescere dei numeri, cresce inevitabilmente l’interesse per il potenziale in termini di advertising.

Seguendo i propri interessi, grazie all’ON DEMAND, ascoltare un podcast rappresenta una scelta attiva e circoscrive immediatamente un pubblico profilato. Per questo motivo la loro audience ha, per definizione, un livello più alto di engagement rispetto agli altri media.

Non sottovalutiamo l’aspetto di fidelizzazione che l’host di un podcast può esercitare nei confronti del pubblico che lo segue, riconoscendogli autorevolezza in merito all’argomento trattato, sfruttando il vantaggio psicologico che il suono della voce può avere in termini di fiducia.

Il podcast advertising rappresenta per le aziende l’opportunità di utilizzare una voce autorevole, esperta, amichevole per raggiungere una nicchia di pubblico specifica, che sarà probabilmente in grado di generare nuova visibilità.

Non si spara nel mucchio, ma il messaggio viene veicolato in una logica più simile al one to one che al one to many.

Non mancano gli “svantaggi” nello scegliere questo media.

Se rivolgersi ad un pubblico specifico è un’opportunità di targettizzazione, allo stesso tempo rappresenta anche il maggior limite del mezzo, poiché costringe alla scelta di temi estremamente specifici. Restringere di molto il pubblico funziona solo se il prodotto offerto soddisfa a pieno le aspettative di una nicchia sicuramente più esigente della media.

Il podcast inoltre esclude completamente l’immagine, che attualmente ancora fa da padrona, soprattutto nella condivisione sui social network.

Questa la sfida più dura che dovrà affrontare la diffusione del podcast: la non facilità di condivisione social sarà l’ultimo ostacolo da sormontare per sdoganare completamente le potenzialità di questo canale di comunicazione.

Quando la Coca Cola invento’ il Natale

Il significato profondo del Natale è sicuramente da ricercare altrove, ma senza falsi moralismi, dobbiamo ammettere che nulla ci spinge ad essere “generosamente” spendaccioni come l’atmosfera natalizia: le luci, i colori, le melodie e i profumi che fluttuano nell’aria del Natale, sono inebrianti e capaci di spezzare i nostri freni inibitori.

E’ impossibile non cominciare dall’inizio di questa magia, dall’anno 1931, quando la Coca Cola incaricò Haddon Sundblom d’illustrare la campagna natalizia della più famosa bibita al mondo.

Ed ecco il caro Santa Claus, sino ad allora di verde vestito, diventare un’icona per i secoli a venire: paffuto dalla folta barba bianca, rassicurante come il più tenero dei nonni, caldo e affettuoso nel suo completo rosso con bordo in pellicciotto bianco.

Da quel momento una tempesta emotiva ha fatto suo il Natale, creando la magia che oggi conosciamo. Proprio questo aspetto emozionale ci rapisce e ogni anno blocca la parte più razionale del nostro cervello.

Diventiamo più buoni, generosi e disponibili.

Non acquistiamo in base alla necessità o al valore dell’oggetto, ma guidati dalla sensazione che il pensiero di quel regalo ci suscita. Abbiamo bisogno di coccole e tutto sembra essere lì solo per questo. I profumi di cannella, spezie e cioccolato hanno un non so che di ancestrale e rassicurante e il monotono tintinnio dei sonagli e delle melodie natalizie ha lo stesso identico effetto.

La ripetitività dei gesti diventa tradizione: l’albero, il cenone, i regali sono il nostro rito consolatorio, fatto solo di emozioni positive.

Commercialmente il Natale è il momento in cui “porgiamo il fianco” al consumismo, affascinati dagli spot natalizi, appuntamento ormai immancabile.

Anche per il Natale 2019 non rimarremo delusi:

  1. Grandi Magazzini John Lewis

Per il 2019 hanno scelto di produrre una video meno commovente del solito ma carico di significato. I protagonisti sono la piccola Ava e il draghetto combinaguai Edgar. Il finale è un messaggio sull’amicizia e l’accettazione.  La colonna sonora è “Can’t Fight This Feeling” dei Bastille.

2. Apple

Sulle note della colonna sonora del film Up di Pixar, lo spot 2019 di Apple affronta il tema dell’amore e della nostalgia. La nonna non c’è più: per la prima volta il Natale non sarà lo stesso di sempre e i bambini percepiscono la tensione del dolore che aleggia in casa. L’iPad distrae i più piccoli tenedoli buoni e lontani dal dolore degli adulti. Ma la purezza dei sentimenti, aiutata dalla tecnologia, danno vita a qualcosa di unico.

3. Microsoft

Come fare a parlare il rennese? Facile! Con il traduttore Microsoft.

4. Esselunga

Esselunga non delude nello spot dedicato al Natale: il mix di storytelling, emozione e simpatia conquista lo spettatore e resta in linea con il messaggio del brand.

E non è ancora Natale….

Local Marketing

Il 90% degli utenti che cercano un’attività tramite smartphone la contatteranno o visiteranno entro 24 ore.

IMPRESSIONANTE VERO?

Questo è il motivo per cui in un piano di marketing mix non si può più prescindere dall’inserimento di campagne di LOCAL MARKETING.
Ma andiamo con ordine e partiamo dai fondamentali.
“Il local marketing è un ramo del digital marketing che si concentra nello studio del mercato geolocalizzato e nell’attuazione di azioni mirate a vendere prodotti o servizi di attività commerciali situate in precise località”

L’obiettivo è portare più clienti nel tuo negozio e accrescere la notorietà del tuo brand.

Tre i principali vantaggi di una campagna di local marketing

  1. Conoscere i propri utenti
    Lo studio della Customer Journey porta a pianificare campagne efficaci e mirate, dove non si supera mai quella soglia che trasforma una proposta utile in fastidioso Spam.
    – impostare orari e giorni adeguati in cui mostrare la promozione;
    – intercettare il target specifico senza disperdere tempo e risorse con utenti lontani dal nostro Business;
    – scegliere modo e frequenza di visualizzazione adatti ad ogni messaggio promozionale.
  2. Utilizzare la Geolocalizzazione
    Il contenuto giusto, nel luogo, al momento giusto. Sfruttare le tecnologie disponibili per raggiungere il nostro utente non solo al momento più opportuno ma anche nel luogo più adatto.
    Ecco alcuni dati interessanti rilevati da Google tra il 2015 e 2017:
    + 150%
    di ricerche da smartphone per frasi come “ristorante vicino a me ora” oppure “supermercato intorno a me aperto ora”
    + 900% di ricerche da smartphone per frasi “ come“hotel economico vicino a me per questa notte”
    + 200% di ricerche da smartphone per frasi con “Aperto” + “ora” + “vicino a me
    E’ evidente come raggiungere l’utente al momento giusto e nel posto giusto possa fare la differenza.
  3. Misurare la performance
    I risultati devono essere circoscritti in un lasso di tempo determinabile e devono sempre essere misurabili. Fare marketing a prescindere dall’interpretazione dei dati è una contraddizione in termini.
    Il local marketing offre il vantaggio della rilevazione in tempo reale e permette di capire subito dove gli utenti si stanno muovendo e cosa stanno facendo, cosa interessa e cosa no, quali messaggi hanno fatto centro.

Integrare le già consolidate strategie di marketing con nuovi strumenti che permettano azioni e misurazioni maggiormente puntuali è, per forza di cose, il futuro.

Consideriamo anche altri strumenti a disposizione delle campagne promozionali.

I Volantini
Ancora oggi il volantino è lo strumento  preferito dai consumatori. Nonostante questo, dal 25% di volantini cartacei effettivamente letti nel 2013 si è passati al 17% del 2019.
Questo per una maggior sensibilizzazione nei confronti delle problematiche ambientali, del riciclo e dello spreco di carta, ma soprattutto per l’arrivo del volantino digitale che coinvolge il 38% dei consumatori e riesce a geolocalizzare il proprio target con risultati del 98%.

Numeri che il volantino cartaceo non potrà mai eguagliare.

I Camion Vela
Il GPS viene ancora considerato come un mero strumento di controllo sui furbetti del servizio “mordi e fuggi“, senza considerarne a pieno le potenzialità in termini di local marketing. Verificare orari e zone precise di circolazione e incrociarli con gli accessi alle promozioni o ai punti vendita può fornire informazioni interessanti sui bacini d’utenza e sulle abitudini dei consumatori

Imparare ad utilizzare gli strumenti di geolocalizzazione significa non solo avere riscontro del lavoro svolto, ma soprattutto avere in mano dati importanti da analizzare per ottimizzare risorse e investimenti.